Un giallo per grandi e piccoli, da risolvere con la lente d’ingrandimento, gli occhi aperti
…e solo se vi piace una tazza di thè.
Premessa
Volevo scrivere un post diverso, ogni tanto mi riguardo quel film che mi piace tanto dal titolo: Invito a cena con delitto.
Ho pensato così, dopo molte elucubrazioni serie, di alleggerire le mie pagine con un giallo, altra divagazione che occupa parte del mio tempo libero. Quindi Detective procedi a leggere questa vicenda applicando il tuo acume per risolvere questo caso, è giusto definirlo così: spinoso ed appuntito, in quanto costituito da punti.
Le regole del gioco
Questo post contiene: un delitto, sei investigatori famosi, un settimo detective (tu), cinque sospettati che fanno parte di quell’ambiente malfamato che è lo scrivere post. Il maggiordomo si chiama Correttore Ortografico, ovviamente corregge tutto, tranne ciò che servirebbe. Infine un solo colpevole da scovare. Gli indizi sono nascosti in due posti: nel testo e nelle quattro immagini. Attenzione però: le immagini sanno cose che il testo non dice, e il testo ne sa altre che le immagini non mostrano, per ingrandirle puoi cliccarci sopra. Chi legge e basta perde metà del caso, chi guarda e basta perde l’altra metà. La soluzione sarà disponibile in un link che sbloccherò da chi riceverò commenti, inutile sbirciare: scrivete cortesemente nei commenti chi è stato e perché, io attiverò di conseguenza l’accesso al file
Il biglietto d’invito
Hai ricevuto pertanto questo invito ma puoi rinunciare semplicemente abbandonando il post per tornare col prossimo a giapponeserie matematiche o cose simili.
Se leggi questa riga vuol dire che invece hai accettato, ci speravo.
Continuiamo quindi con la storia
Capitolo 1 – Arrivano i migliori
Un blog, lo sanno tutti, è una grande villa con troppe stanze, qualche post in cantina e una sola porta d’ingresso. Quella sera pioveva con una convinzione quasi teatrale quando suonò il primo campanello.
Il primo è Sherlock Holmes, arrivato con tre ore d’anticipo perché aveva dedotto l’invito prima che lo spedissi. Mi guardò le pantofole e annunciò che avevo dormito poco, che avevo un pitone e che avevo cambiato marca di thè. Avevo dormito poco, ma per scrivere questo post. Il pitone non c’è, ma lui ha detto «elementare» con una tale sicurezza che sto valutando di adottarne uno. Ha una pipa spenta (siamo un blog che accetta anche bambini) e un violino che suona sempre nei momenti sbagliati.
Subito dopo, Hercule Poirot, con i baffi lucidi come due punti esclamativi coricati e le valigie disposte per altezza. É entrato con passo lento e sorriso sardonico. Prima di salutarmi ha raddrizzato di due millimetri il quadro dell’ingresso. «Le piccole cellule grigie, mon ami» ha detto toccandosi la tempia, «stasera sono tutte presenti». Le ha contate una ad una, per sicurezza.
Miss Marple è entrata con una sciarpa all’uncinetto lunga quattro metri e ancora in crescita. Ogni persona che incontra le ricorda qualcuno di St Mary Mead, il suo villaggio, dove a sentir lei si sono consumati tutti i delitti possibili, sempre e soltanto ad opera del giardiniere.
Il Commissario Montalbano è arrivato dalla Sicilia con un’ora di ritardo e tre di appetito. Prima di un «buonasera» ha chiesto dov’era il frigorifero. Il telefono gli squilla ogni cinque minuti con notizie importantissime, comunicate malissimo.
Il Tenente Colombo è entrato in un impermeabile talmente spiegazzato da sembrare più stanco di lui, con un sigaro che per decenza non ha acceso anche perché le foglie di tabacco si sono completamente seccate. Sembra smarrito, chiede scusa, perde la penna, e proprio per questo è il più pericoloso. Ogni volta che sta per uscire da una stanza si ferma e dice: «Ancora una cosa!».
Ultimo, Philip Marlowe: cappello a tesa larga, colletto alzato, la pioggia che aveva incontrato solo lui gli scivolava addosso con rispetto. Ha guardato la villa e ha sentenziato: «La notte era scura come un caffè senza zucchero e senza speranza». Ha chiesto un whisky. Ho rimediato solo uno sciroppo al tamarindo e, per la prima volta nella sua vita, ha detto che andava benone.
Il settimo investigatore non è in elenco, ma ha la poltrona più comoda: sei tu che leggi.
Ad accoglierli c’era il maggiordomo, Correttore Automatico: altissimo, impeccabile, con una matita rossa dietro l’orecchio e la cravatta a onda, la stessa sottolineatura rossa che compare sotto le parole che non gli piacciono. Ha salutato Poirot come «signor Porrò», Colombo come «signor Colonna» e Montalbano come «signor Montagna». Vede un refuso a un chilometro, ma un cadavere non lo noterebbe nemmeno se gli cadesse su un piede. Permettimi di presentare i miei commensali sono già al loro posto a tavola: ecco i Segni di Punteggiatura, i miei amici più vecchi, quelli che tengono in piedi ogni mia frase, immancabili in un blog che cerca la decenza, almeno nell’ortografia.
Il Punto Fermo, ospite d’onore: rotondo, nero lucido, con un farfallino d’oro. Chiude le frasi, le discussioni e (si spera) anche i post, e ha l’abitudine di avere sempre l’ultima parola.
Il Punto Esclamativo, alto e magro, che grida anche per chiedere il sale!
Il Punto Interrogativo, curvo per eccesso di curiosità, che a ogni domanda risponde con un’altra domanda. Perché? Perché sì?
La Virgola, elegante e serena, che prende ogni cosa con una pausa e di fretta non ha mai fatto nulla.
Il Punto e Virgola, metà punto e metà virgola, che nessuno ha mai capito del tutto come si usi; lui e lei per primi.
E i Tre Puntini: tre fratellini neri, identici, che camminano sempre in fila e non finiscono mai una frase. Se chiedi che ore sono, rispondono: «Mah… vedremo…».
Capitolo 2 – La cena e il buio
Alle 21:00 in punto ci siamo seduti per consumare la cena. La sala da pranzo era quella che ogni villa rispettabile deve avere: un tavolo lunghissimo, candelabri, un orologio a pendolo rotto che segnava per la seconda volta in quella giornata l’ora giusta. Ancora una credenza con sopra un dizionario grosso come un materasso: il mio Dizionario dai tempi della scuola. Il Correttore ha servito la zuppa chiamandola «zappa» ed ha annunciato la torta chiamandola «tortura», ma a nessuno è parso il momento di correggerlo.
A un certo punto ho alzato il calice. «Amici, dopo la torta chiudiamo il post: l’ultima parola spetta al nostro Punto Fermo.» Il Punto Fermo si è inchinato con dignità. I Tre Puntini hanno smesso di masticare. «Chiudere?» hanno mormorato. «Ma le cose belle non dovrebbero finire… mai…» Colombo ha preso nota su un foglietto, poi ha perso il foglietto.
Alle 21:03 un fulmine ha spaccato il cielo e la luce è saltata.
Quando in una casa salta la luce succede una cosa curiosa: ognuno ricorda di colpo di aver lasciato qualcosa in un’altra stanza. In quattro minuti la sala si è svuotata in un fruscio di sedie. Si sono sentiti un tonfo, uno strappo di carta, un piede che scivolava e, lontano, quasi fosse dentro al frigorifero, il telefono di Montalbano. Alle 21:05 la luce è tornata.
Capitolo 3 – Il delitto
Il Punto Fermo era a terra accanto alla credenza, piatto come una moneta schiacciata. Il grande Dizionario era caduto vicino a lui, aperto, con l’aria di chi non c’entra niente. Il pendolo sempre fermo all’ora canonica di ogni crimine. La torta era intatta, il che per Montalbano rientrato da una scorreria in cucina restava l’unico mistero davvero inspiegabile.
«Delitto!» ha gridato Poirot. «Delitto» ha ripetuto Holmes con più compostezza. Miss Marple ha fatto un punto Bobble alla maglia che sembrava tanto una D. Colombo ha chiesto se qualcuno avesse una penna. Marlowe ha detto che era un lavoro pulito e che qualcuno stava per sporcarlo. Il Correttore ha corretto «delitto» in «dettato» e «assassino» in «assaggino», e per un attimo il caso è sembrato una gita scolastica.
Holmes ha esaminato il tappeto con la lente per undici minuti e ha concluso che «c’era del disordine». Poirot afferma che «Non tornano i conti» Da quello che è possibile vedere si può dire che c’è qualcuno spiaccicato, un dizionario e un orologio fermo. Il resto sta nell’immagine.
Capitolo 4 – Chi era dove?
Gli investigatori hanno interrogato i sospettati in stanze diverse, perché le case dei gialli hanno sempre tante stanze, per comodità.
Il Punto Esclamativo: «ERO IN CUCINA! LO SANNO TUTTI! MI HANNO SENTITO URLARE!» Montalbano, con la bocca piena, ha confermato: «Ha gridato per quattro minuti. Non è stato facile mangiare gli arancini con quel disturbo costante».
Il Punto Interrogativo: «Dove ero? Dove dovevo essere? Perché me lo chiedete?» Era in biblioteca con Holmes e Poirot, che ammettono di aver risposto a ventisei domande senza capirne nessuna.
La Virgola: «Ero nel corridoio, a prendermi una pausa». Miss Marple ha confermato: lei non perde un punto di maglia e non ne ha perso nemmeno una Virgola, mentre le ricordava della moglie del droghiere di St Mary Mead.
Il Punto e Virgola era in dispensa con Colombo e con il Correttore. Il Correttore gli ha corretto la frase tre volte, lui non ha deciso niente e la marmellata è rimasta dov’era.
Poi i Tre Puntini. «Io… noi… ero… eravamo… in giro…» E hanno taciuto a metà, come fanno sempre. Nessuno li ha visti. Nessuno li ha sentiti. Marlowe, rimasto solo nello studio a fissare lo sciroppo, ha detto che l’unica cosa più vuota di quell’alibi era il suo bicchiere.
Capitolo 5 – Tutti sbagliano (tranne uno)
Riunione in biblioteca. Ogni investigatore ha accusato qualcuno, ciascuno col proprio metodo, ciascuno sbagliando.
Colombo ha accusato l’Interrogativo: «Chi fa tante domande sa già le risposte».
Poirot ha accusato l’Esclamativo: «Chi grida così tanto vuole coprire qualcosa, e la sua sedia era a tre centimetri dal tavolo invece di due!».
Miss Marple ha accusato la Virgola, perché somigliava troppo alla moglie del droghiere. Montalbano non ha accusato nessuno: aveva avuto un’intuizione, ma gli è rimasta in gola assieme al cannolo. Marlowe ha mormorato che in questa città tutte le storie finiscono, e che chi non lo accetta prima o poi si sporca le mani.
Holmes era già sulla porta quando si è fermato. «Ancora una cosa: Watson dice che le persone mentono, ma le ombre no. Ecco, io guarderei bene le ombre.»
Hanno spento le luci della stanza tranne una lampada, e i sospettati si sono messi in fila contro il muro.
Hai tutto: il testo, quattro immagini, un orologio mai ricaricato, un dizionario onusto, una torta intatta. Chi è stato? E soprattutto: perché? Scrivilo nei commenti. Poi, ti arriverà una mail all’indirizzo che lasci segretamente nel commento che ti annuncia lo sblocco della soluzione, facendo clic potrai leggerla anche dal post, ma di certo avrai già avuto prima la certezza di avere tratto la giusta conclusione.
Capitolo 6 – …e la musica?
Si è capito che avevo voglia di giocare. Allora perché non mettere anche una ciliegina musicale sulla torta che non ha mangiato nemmeno Montalbano? È facile intuire che è scritta apposta per questa storia, come ho fatto in altre occasioni. Al di là di ogni altra parola inutile; spero sia stato divertente, raccontami nel commento se ti ho rubato un sorriso, un furto con destrezza alla faccia dei detective famosi presenti. Un saluto con i guanti, ovviamente gialli. 🖐️🤚
Grazie di avere indagato per me, Detective
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